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C E N N I   S T O R I C I

La Visita Pastorale, compiuta dal vicario Mons. De Rossi, costituisce la fonte primaria e privilegiata che  consente di cogliere  e di ricostruire, oltre ai fenomeni   religioso-devozionali  nella  loro  individualità spazio-temporale, le vicende  degli  altari  e  delle  tele  che  adornano  e  adornavano  la  chiesa .                                             

            Il  periodo  che  va  dalla  metà  del  1700 agli  inizi  del  1800    ha  un  vero e proprio risveglio  di  devozioni  e  pratiche  religiose,  di  iniziative  individuali,  familiari  e collettive. E’ a questo risveglio che si deve ricondurre l’edificazione  dell’attuale chiesa parrocchiale. Nel   1803  gli  organi  statutari  della  Confraternita del  S.S. Rosario, in  accordo con il parroco  dell’epoca,  don   Vincenzo  Riccio,  e  con  l’Università   di   Taurisano,  stabilirono l’abbattimento  della   preesistente  chiesa,  eretta  nella  prima  metà  del  1500,  durante  la  signoria  dei  Gattinara  Lignara,  perché  insufficiente  ad  accogliere  una  comunità  in continua  crescita  demografica,  ma  soprattutto  perché  lesionata  da  un  incendio  che aveva provocato, tra l’altro, la distruzione dei registri parrocchiali.                                                                    

              La chiesa  fu  ispezionata   dal  Vicario  Capitolare  della  Cattedrale  di  Ugento, mons. Tommaso De Rossi, nel corso della Santa Visita Pastorale effettuata il 14 giugno Demolita la chiesa preesistente, di cui furono  salvate le tombe e  alcune tele, per  ampliare le dimensioni della nuova  si  dovette  interrare  parte dei  fossati che cingevano il castello duecentesco, appartenente alla famiglia dei De Taurisano.                                                        

     Il progetto della chiesa fu elaborato e creato dall’architetto Carlo Lopez y Royo, ex monaco benedettino, e da alcune maestranze di Copertino, Martino Carluccio, Vito e Luigi Lupo, che si avvalsero di molte maestranze locali per la realizzazione della struttura religiosa. Sul problema della ricostruzione della chiesa parrocchiale alcune schede notarili offrono la possibilità di rettificare un quadro artificiosamente stabilizzato.                                             

    Innanzi tutto la decisione di rifare la chiesa risaliva a diversi anni prima del 1803; nel 1796 erano già stati eletti “li deputati per la riattazione della universale parrocchia di questa terra” (ASL, 104/1 1796, atto 23 luglio); una delle incombenze di questi deputati fu l’acquisto di un’abitazione vicina, necessaria per la ricostruzione, stimata cinquanta ducati da “Angelantonio Verdesca capomastro muratore di detta parrocchia”.                                               

      Il 9 luglio 1799, don Vincenzo de Giorgio, deputato per sua eccellenza il duca, comprò un’altra abitazione necessaria all’ingrandimento della chiesa apprezzata  sempre dal Verdesca. Le acquisizioni di “alcuni casamenti di taluni individui di Taurisano…per avere in detta chiesa le necessarie comodità” permisero il regolare perseguimento   della   fabbrica terminata nel 1820, anche se il completamento effettivo   si  ebbe  nel  1956  con   la  torre   dell’orologio.  Tale torre sostituì l’originario   campanile   a   vela  e   fu   inoltre   costruito   il   cornicione   sul parapetto della facciata e del campanile del lato sinistro, i cui motivi riprendono e ricalcano quelli dorico-neoclassici dell’intero corpo di fabbrica: opera questa di maestri muratori locali, Nino Trono e Antonio Campanile.                                        

          La costruzione del tempio ebbe molte interruzioni per esaurimento dei fondi: alcuni altari laterali furono eretti tra il 1838-40, il coro e l’organo risalgono al 1830, mentre la torre dell’orologio completa, come già detto, i lavori dell’edificio religioso.                                                                                 

   La chiesa, di stile prevalentemente tardo barocco e neoclassico, con elementi dorici (metope, triglifi, capitelli corinzi), è ad una sola navata con pianta  a croce latina.                                                                                      

   E’ grandiosa, protesa verso l’alto dove, sulle volte a crociera, le linee di tutta la struttura si intersecano e si esaltano leggere nella chiara luminosità ambientale.La facciata, compresa tra due snelle torri campanarie si sviluppa in linee semplici e simmetriche. Sull’architrave della porta principale è scolpito lo stemma, l’arma del paese: un toro sfrenato che saltella tra i colli. La cupola, elegante,  è realizzata con mattonelle policrome smaltate, lavorate sul posto secondo una tecnica antica, tipica del Salento. Tale cupola richiama molto quella della chiesa di S. Carlo ai Catinari di Roma. I muri perimetrali della chiesa, costruiti con conci di tufo dal colore dorato, sono delimitati da pilastri aggettanti molto slanciati, finestroni ad arco a tutto sesto, piccole finestre quadrilobate e da innumerevoli triglifi e metope sugli architravi.

L’interno, interamente affrescato con festoni e arabeschi dalle tonalità molto intense, è un misto di elementi neoclassici e tardo barocchi. Oltre agli altari, l’edificio sacro è dotato di una piccola cappella intitolata al S.S. Sacramento (dell’ Eucaristia), posta sul lato sinistro del presbiterio, sormontata da una cupola rivestita, all’esterno, con mattonelle policrome, simili a quella della cupola maggiore. Sulla parete absidale del tempietto, si staglia un grande affresco raffigurante il Cristo tra due stuoli di serafini proni, preceduti dai santi Francesco e Domenico  di Guzman, eseguito dal pittore Salvatore Fonti nel 1904, su committenza del devoto Antonio Giuseppe Alibrando. Con questo dipinto furono cancellati gli affreschi della Chiesa preesistente che rappresentavano gli evangelisti Marco, Luca, Matteo e Giovanni.

 

 

                                      

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